“Se i clacson non gracchiavano più in Via Roma, quello era il segnale. Si fermava la via, rallentavano le goffe, eleganti automobili, i signori toglievano il cappello. Le signore abbozzavano inchini, i bottegai uscivano, veloci e attenti, sulle soglie per salutare anche loro. I clienti, nei negozi, spiavano sorridenti dalle vetrine. E Umberto, Mafalda e Maria di Savoia, eleganti come nessun altro, a testa alta, arrivavano passeggiando, con quell’incedere reale di chi ha dovuto persino imparare a camminare come si conviene alla famiglia di un re. E non appena comparivano in Piazza San Carlo, dal Caffè Torino, quasi come un’ala di maggiordomi, i camerieri in livrea uscivano ad accoglierli, con il vecchio titolare in testa..”

 

Questa delicata cartolina di Torino Anni ’30 racconta come la vita di una città tanto fervida e feconda ruotasse intorno ad alcuni, focali poli d’attrazione. Uno di questi era, ed è, il favoloso Caffè Torino.

Fu aperto nel 1903 dal suo estroso fondatore, che con grande coraggio e intraprendenza volle entrare in competizione con gli altri caffè storici che si affacciano sulla superba Piazza San Carlo. E ne fece subito un salotto.

I marmi pregiati, i medaglioni dipinti, il lungo bancone di legno e marmo finemente sbalzato, la sontuosa e armoniosa scala, le dorate specchiere: tutto fu concepito all’insegna del gusto dell’epoca, che si traduce ancora oggi in un buon gusto che non ha tempo.

Che non ah tempo e non conosce oblio. Storia, cultura e mondanità hanno trovato nel Caffè Torino la cornice ideale per esprimersi al meglio. Illustri i frequentatori: da Pavese a Einaudi a De Gasperi. Ma anche i miti dei scintillanti Anni ’50 amavano fare sosta qui: James Stewart, la conturbante Ava Gardner ai tempi del suo amore per Walter Chiari, la splendida Brigitte Bardot. E ancora, l’indimenticabile Erminio Macario.

Salvo per miracolo dalle incursioni inglesi del Novembre ’42, il Caffè Torino conobbe proprio in quegli esaltanti Anni ’50 una nuova stagione di “glamour”, dopo il grigiore dilagante della Guerra.

Precorrendo di cinquant’anni un rito che sta tornando di moda, in quel periodo si poteva fruire del “dehors” anche in inverno, grazie al riscaldamento a raggi infrarossi.

Fermarsi a contemplare le vetrine del Caffè Torino è una piacevole abitudine per i Torinesi e una sorprendente sosta per i turisti. Esattamente come un secolo fa, fanno mostra di sé bonbon e gianduiotti su vassoi d’argento, specialità sopraffine confezionate dalle abili mani dei maestri confettieri e pasticcieri. E poi... l’apoteosi a Natale e Pasqua, quando i dolci tipici diventano autentiche opere d’arte e finiscono, addirittura, sulle pagine di “Life”.

Oggi il Caffè Torino ha quasi cento anni e li porta davvero bene con i suoi arredi originali e i suoi pezzi rari intatti nel tempo. Come intatta è rimasta la qualità e la cura delle sue ricette esclusive, da cui scaturiscono prelibatezze uniche. Persino la più semplice cioccolata calda, qui, sa dare qualcosa di più.

Il Caffè Torino, un’ode al gusto in tutti i sensi, oggi si arricchisce di un elegante ristorante. Per tutti coloro che, dopo la colazione, ancora non sazi di quell’irrresistibile fascino Belle Epoque, ancora non paghi di aver degustato deliziose chicche, tornano per un pranzo raffinato, in un’atmosfera unica che non finisce mai di stupire e attrarre.